Ma vorrei scrivere di:
- Carlo De Benedetti abbandona il duale, sia nella sua spa sia nel suo Pd. Via Rutelli, basta solo Veltroni.
- I radicali fanno casino, però Pannella ha una ragione vera: il problema di Veltroni è Di Pietro; gli elettori dei Valori hanno preferito Alemanno a Rutelli; assieme ai dalemiani che sono rimasti a casa per far del male a W (come lascia intendere lo stesso Rutelli), il voto infido dei giustizialisti non è un atout ma un vero guaio, e ha fatto perdere Roma al Pd.
- Sergio Cofferati se sposa davvero la linea della sinistra sicura, vedi moschea e dintorni, può giocare una seria partita, anche nazionale.
- L'unico modo che Gianfranco Fini ha per non finire come Bertinotti alla presidenza della Camera è scommettere sulla possibilità di fare le riforme assieme a Veltroni.
- Il Riformista è diventato, da oggi ufficialmente, l'organo dei dalemiani. Un ritorno alle origini?
- Roma sembra già diversa.
Quando Mitterrand fu sconfitto, il Monde titolò "Il destino non lo ama". "Lui non potè nascondere la delusione: 'Mi sentivo in armonia con me stesso e con la Storia. Avrei voluto asciugare gli occhi di chi non poteva più attendere e sperare' ma si disse subito disposto a ricominciare: 'Il nostro popolo ha altro da fare che attardarsi. Anch'io'". (tratto da "François Mitterrand. Una biografia politica e intellettuale", di Marco Gervasoni, Einaudi, 246 pp, 22 euro)
"Noi siamo portati più allo 'spleen', a una visione un po' malinconica e crepuscolare". Ecco Veltroni.
Dice che "noi vogliamo bene a Walter Veltroni". Pensa se gli volevano male.
Comunque oggi sono le seconde primarie di Veltroni. Se Alemanno prende Roma, gli oligarchi del Pd chi li sente più? Certo, però, anche W, tra schede bianche, addio al loft, imposizioni di (vecchi) capigruppo, liti con giornali e giornalini, tutele accettate o tollerate, ce la sta mettendo tutta per farsi rosolare. Faccia lo speaker, parli a nome dell'opposizione (tanto è chiaro che prima o poi Casini arriverà), nomini il governo ombra subito, prima di quello del Cav. Ci metta nomi che suonino scintillanti rispetto a quelli che circolano nel totoministro del Cav. (per questo non ci vuole molto), insomma governi stando all'opposizione: è l'unico modo per comandare il Pd, fondandolo.
Presidente del Consiglio: Silvio Berlusconi
Vicepresidente del Consiglio: Giulio Tremonti
Ministro dell'Interno: Gianni Letta
Ministro degli Esteri: Gianni Castellaneta
Ministro dell'Economia: Mario Draghi o Lorenzo Bini Smaghi
Ministro della Difesa: Antonio Martino
Ministro delle Infrastrutture e dell'Ambiente: Chicco Testa
Ministro della Giustizia: Alfredo Mantovano
Ministro dei Beni culturali: Sandro Bondi
Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca: Mario Monti
Ministro della Salute: Corrado Passera
Ministro del Welfare: Roberto Maroni
Ministro delle Attività produttive: Paolo Scaroni
Ministro delle Politiche agricole: abolito e accorpato alle Attività produttive
Ministro delle Riforme: Umberto Bossi
Ministro dell'Innovazione: Adriano De Maio
Ministro per i Rapporti con il Parlamento: Giuseppe Pisanu
Ministro per gli Affari regionali: Roberto Formigoni
Ministro della Famiglia e delle pari opportunità: Giorgia Meloni
Continuo a non capire. Berlusconi parla di interventi rapidi per l'ordine pubblico, di risanare Alitalia, di risolvere l'immondizia in Campania, di ridurre le difficoltà burocratiche: ha ragione… Veltroni parla di innovazione, di ripartenza dell'Italia, di ricambio della politica, di integrazione multietnica, di solidarietà, di moralizzazione della vita politica: ha ragione… Casini parla di coerenza, di serietà, di buon senso politico, di famiglia: ha ragione… Bossi parla di sicurezza del territorio, di riconoscimento dell'operosità della gente del nord, di fiscalismo fiscale: bè, parecchia ragione ce l'ha anche lui… Bertinotti parlava di… Fini parla (di che cosa ultimamente?): sicuramente anche lui ha ragione… Perfino Grillo parla (pardon… urla) di sprechi, di privilegi, di casta: se non ha ragione lui… Ma allora c'è qualcuno che ha torto? Siiiii… Il caro vecchio, dimenticato binomio diritti-doveri.
Giuseppe Bellasio
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