Grillo, comico, fa il politico. Il Corriere della Sera, nelle pagine politiche, pubblica un curriculum dei ministri comico. Temo che la linea di demarcazione tra i due aspetti sia sempre più sfumata. Ma il problema è, ovviamente, se i cittadini ridono.
Giuseppe Bellasio
Il gioco di Massimo D'Alema è lo stesso da anni. Quando il centrosinistra sta per perdere qualcosa candida uno da bruciare, diciamo un diretto concorrente. Lo fa perdere dandogli ovviamente tutto il suo pieno e sincero sostegno. E dal giorno dopo la sconfitta spera di farlo fuori. Criticandolo e facendolo criticare, dimenticandosi ovviamente che le scelte precedenti avevano anche lui come sostenitore. Con Rutelli ci riuscì. Con Veltroni è più dura. Ma candidarsi in proprio? Quando si parlò di lui per il Quirinale, ne parlò un piccolo giornale d'opinione, lui non trovò il coraggio, preferì viaggiare, girare il mondo e stringere mani, magari anche quella di un deputato libanese vicino a Hezbollah. L'oligarca lavora dietro le quinte e manda avanti le quinte colonne, d'accordo. In tutto ciò però non fa i calcoli con gli italiani. Loro hanno deciso che non vogliono più le coalizioni. Vogliono tendenzialmente due partiti. In alternanza alla guida del paese. Il modo che Berlusconi e Veltroni hanno per evitare ritorni al passato è fare presto e bene due riforme: legge elettorale bipartitica, meglio se con collegio uninominale; riforma per dare più poteri al primo ministro. Se no, guai.
Presidente del Consiglio: Silvio Berlusconi
Vicepresidente del Consiglio: Giulio Tremonti
Ministro dell'Interno: Gianni Letta
Ministro degli Esteri: Gianni Castellaneta
Ministro dell'Economia: Mario Draghi o Lorenzo Bini Smaghi
Ministro della Difesa: Antonio Martino
Ministro delle Infrastrutture e dell'Ambiente: Chicco Testa
Ministro della Giustizia: Alfredo Mantovano
Ministro dei Beni culturali: Sandro Bondi
Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca: Mario Monti
Ministro della Salute: Corrado Passera
Ministro del Welfare: Roberto Maroni
Ministro delle Attività produttive: Paolo Scaroni
Ministro delle Politiche agricole: abolito e accorpato alle Attività produttive
Ministro delle Riforme: Umberto Bossi
Ministro dell'Innovazione: Adriano De Maio
Ministro per i Rapporti con il Parlamento: Giuseppe Pisanu
Ministro per gli Affari regionali: Roberto Formigoni
Ministro della Famiglia e delle pari opportunità: Giorgia Meloni
Continuo a non capire. Berlusconi parla di interventi rapidi per l'ordine pubblico, di risanare Alitalia, di risolvere l'immondizia in Campania, di ridurre le difficoltà burocratiche: ha ragione… Veltroni parla di innovazione, di ripartenza dell'Italia, di ricambio della politica, di integrazione multietnica, di solidarietà, di moralizzazione della vita politica: ha ragione… Casini parla di coerenza, di serietà, di buon senso politico, di famiglia: ha ragione… Bossi parla di sicurezza del territorio, di riconoscimento dell'operosità della gente del nord, di fiscalismo fiscale: bè, parecchia ragione ce l'ha anche lui… Bertinotti parlava di… Fini parla (di che cosa ultimamente?): sicuramente anche lui ha ragione… Perfino Grillo parla (pardon… urla) di sprechi, di privilegi, di casta: se non ha ragione lui… Ma allora c'è qualcuno che ha torto? Siiiii… Il caro vecchio, dimenticato binomio diritti-doveri.
Giuseppe Bellasio
E' la fuga dei francesi da Alitalia. Ovviamente sono ironico. Ora sarebbe il momento di svelare il bluff. Ecco, sentiamo, da chi è composta la cordata?
Sempre in mattinata Bettini ha sentito per telefono il segretario dei Radicali Rita Bernardini evidenziando che i nove candidati del partito di Pannella sono stati eletti nonostante le preoccupazioni del loro leader. Bettini ha telefonato alla radicale lasciando il loft dopo la riunione con Veltroni, e chiudendo la telefonata ha scherzato: «Ora fammi chiamare da Marco, una volta tanto». I Radicali intanto, attraverso il deputato Maurizio Turco fanno sapere che l'adesione al gruppo del Pd non è scontata. «Negli accordi era previsto che aderissimo ad un gruppo democratico di nome e di fatto. Vogliamo essere sicuri che lo sia», spiega Turco. (dal Corriere.it)
La vittoria dell'Expo e la successiva sua gestione mettono Letizia Moratti in una particolare condizione: quella di erede e successora possibile del Cav. Come sostengo da tempo. Non è detto che accada, ma anche Veltroni faceva il sindaco fino a ieri, dopo aver fatto il ministro. Comunque, leggo oggi sulle pagine milanesi del Giornale, proprio il Giornale, un articolo titolato sobramiente "L'Investitura - Berlusconi: Una premier? C'è la Moratti". Certo, ci gioca. Ma anche no.
In questa campagna elettorale (se la allungano, che delirio di noia) ci sono due Berlusconi. Il primo, quello del lieto fine, vuole arrivare a Palazzo Chigi come nuovo Alcide De Gasperi (vedi anche la copertina dell'ultimo numero di Formiche) e come nuovo Alcide De Gasperi vuole poi andare al Quirinale (ora infatti messo sotto tiro). Mi scuso per le parentesi, troppe. Poi c'è il secondo Berlusconi, il solito, nel bene e nel male. Solo che al solito Berlusconi manca tanto il solito antiberlusconismo. Insomma, non lo demonizza più nessuno. Allora lui, che è un genio, ne inventa di ogni, come sempre, ma stavolta per provocare un po' di odio verso di sé: dall'Alitalia al voto agli immigrati, dalle tasse che un po' si possono evadere ma anche no al Quirinale, dalle donne al duello tv, insomma ogni causa è buona, basta che rinasca un po' di antiberlusconismo, pensa il Cav.
"Ho un presentimento: il centrosinistra vincerà sia alla camera sia al senato. Fino a pochi giorni fa pensavo il contrario, che non ce l'avrebbe fatta. Ebbene ho cambiato idea. Ce la fa. Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci". Quanto?
Template by splinder.com