= PD:D'ALEMA, DUALISMO CON VELTRONI? HO OPINIONI POLITICHE = = PD:D'ALEMA, DUALISMO CON VELTRONI? HO OPINIONI POLITICHE = == PD:D'ALEMA, DUALISMO CON VELTRONI? HO OPINIONI POLITICHE = (AGI) - Roma, 7 mag. - Si parla da sempre di un dualismo D'Alema-Veltroni, perche' non si scrolla di dosso questo sospetto? Il ministro uscente degli Esteri, intervistato dal Tg3, replica cosi': "Io non devo scrollarmi nulla. Io ho delle opionioni politiche che ho espresso. Le esprimo in un lavoro di riflessione, sul risultato elettorale, sulle prospettive del Partito democratico e le porto nel confronto che e' aperto in questo partito sul suo futuro". "Un grande partito - sottolinea D'Alema - si interroga sul suo futuro, sulla serieta' di una sconfitta elettorale ma anche sulle potenzialita' di un rilancio. Io partecipo e dico la mia". (AGI) Sim 071924 MAG 08 NNNN
Contro Massimo, senza pietà
Il gioco di Massimo D'Alema è lo stesso da anni. Quando il centrosinistra sta per perdere qualcosa candida uno da bruciare, diciamo un diretto concorrente. Lo fa perdere dandogli ovviamente tutto il suo pieno e sincero sostegno. E dal giorno dopo la sconfitta spera di farlo fuori. Criticandolo e facendolo criticare, dimenticandosi ovviamente che le scelte precedenti avevano anche lui come sostenitore. Con Rutelli ci riuscì. Con Veltroni è più dura. Ma candidarsi in proprio? Quando si parlò di lui per il Quirinale, ne parlò un piccolo giornale d'opinione, lui non trovò il coraggio, preferì viaggiare, girare il mondo e stringere mani, magari anche quella di un deputato libanese vicino a Hezbollah. L'oligarca lavora dietro le quinte e manda avanti le quinte colonne, d'accordo. In tutto ciò però non fa i calcoli con gli italiani. Loro hanno deciso che non vogliono più le coalizioni. Vogliono tendenzialmente due partiti. In alternanza alla guida del paese. Il modo che Berlusconi e Veltroni hanno per evitare ritorni al passato è fare presto e bene due riforme: legge elettorale bipartitica, meglio se con collegio uninominale; riforma per dare più poteri al primo ministro. Se no, guai.
Ma vorrei scrivere di:
- Carlo De Benedetti abbandona il duale, sia nella sua spa sia nel suo Pd. Via Rutelli, basta solo Veltroni.
- I radicali fanno casino, però Pannella ha una ragione vera: il problema di Veltroni è Di Pietro; gli elettori dei Valori hanno preferito Alemanno a Rutelli; assieme ai dalemiani che sono rimasti a casa per far del male a W (come lascia intendere lo stesso Rutelli), il voto infido dei giustizialisti non è un atout ma un vero guaio, e ha fatto perdere Roma al Pd.
- Sergio Cofferati se sposa davvero la linea della sinistra sicura, vedi moschea e dintorni, può giocare una seria partita, anche nazionale.
- L'unico modo che Gianfranco Fini ha per non finire come Bertinotti alla presidenza della Camera è scommettere sulla possibilità di fare le riforme assieme a Veltroni.
- Il Riformista è diventato, da oggi ufficialmente, l'organo dei dalemiani. Un ritorno alle origini?
- Roma sembra già diversa.
Quando Mitterrand fu sconfitto, il Monde titolò "Il destino non lo ama". "Lui non potè nascondere la delusione: 'Mi sentivo in armonia con me stesso e con la Storia. Avrei voluto asciugare gli occhi di chi non poteva più attendere e sperare' ma si disse subito disposto a ricominciare: 'Il nostro popolo ha altro da fare che attardarsi. Anch'io'". (tratto da "François Mitterrand. Una biografia politica e intellettuale", di Marco Gervasoni, Einaudi, 246 pp, 22 euro)
Dice che "noi vogliamo bene a Walter Veltroni". Pensa se gli volevano male.
Comunque oggi sono le seconde primarie di Veltroni. Se Alemanno prende Roma, gli oligarchi del Pd chi li sente più? Certo, però, anche W, tra schede bianche, addio al loft, imposizioni di (vecchi) capigruppo, liti con giornali e giornalini, tutele accettate o tollerate, ce la sta mettendo tutta per farsi rosolare. Faccia lo speaker, parli a nome dell'opposizione (tanto è chiaro che prima o poi Casini arriverà), nomini il governo ombra subito, prima di quello del Cav. Ci metta nomi che suonino scintillanti rispetto a quelli che circolano nel totoministro del Cav. (per questo non ci vuole molto), insomma governi stando all'opposizione: è l'unico modo per comandare il Pd, fondandolo.
Gerusalemme, 3 apr. (Apcom) - In una intervista pubblicata oggi dal quotidiano Maariv di Tel Aviv, il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, ha detto di sentirsi impegnato nel garantire la sicurezza dello Stato di Israele e ha chiesto che il movimento islamico Hamas si dichiari contro il terrorismo e riconosca l'esistenza dello Stato ebraico. Mi sento impegnato a sostenere l'esistenza e la sicurezza dello Stato di Israele", ha detto Veltroni a Maariv, "credo - ha aggiunto - che ogni essere umano debba sostenere la sicurezza di Israele dopo tutte le sofferenze che ha patito il popolo ebraico". Il leader del Pd ha aggiunto che non e' accettabile qualsiasi tentativo di negare la Shoah. "Ogni forma di antisemitismo e' intollerabile e inaccettabile - ha affermato - Ma cio' che mi infuria di piu' e' la negazione della Shoah e la negazione di questa incontestabile verita' storica appartiene alla cultura della destra". Riguardo i negoziati in Medio Oriente, Veltroni ha detto: "La mia posizione e' chiara. Occorre garantire la sicurezza di Israele e riconoscere uno Stato palestinese". A proposito di Hamas, il movimento islamico che controlla dallo scorso giugno la Striscia di Gaza, il candidato premier del Pd ha spiegato che "Israele deve negoziare un accordo con i palestinesi ma non e' tenuto a negoziare con chi vuole cancellare lo Stato di Israele e sostiene il terrorismo". Hamas, ha riconosciuto Veltroni, "e' stato scelto dal popolo palestinese ma - ha precisato - bisogna chiedere con forza che (il movimento islamico) si dichiari contro il terrorismo e riconosca l'esistenza dello Stato ebraico". Secondo Veltroni, la barriera di separazione costruita da Israele nella Cisgiordania occupata - che i palestinesi chiamano "muro dell'Apartheid" - "e' una reazione alla situazione in cui Israele si trova...Nessuno vuole barriere di separazione, si tratta di una reazione difensiva". Il leader del Pd e' intervenuto anche sull'Iran. "La comunita' internazionale non ha valutato in modo adeguato la minaccia dell'Iran che non e' solo contro Israele ma contro tutto il mondo", ha dichiarato, auspicando una azione comune internazionale e in particolare europea per contenere la minaccia iraniana. Veltroni ha ricordato i suoi rapporti stretti con la comunita' ebraica romana, ha detto di conoscere bene diversi esponenti israeliani, tra cui il presidente Shimon Peres, e si e' detto amico dello scrittore David Grossman. Riguardo le polemiche esplose per la partecipazione come ospite d'onore dello Stato di Israele alla Fiera del Libro di Torino, il leader del Pd ha detto che "la presenza di Israele deve essere assicurata" e che "si battera' al fianco del sindaco di Torino affinche' nessuno boicotti la cultura israeliana".
"Ho un presentimento: il centrosinistra vincerà sia alla camera sia al senato. Fino a pochi giorni fa pensavo il contrario, che non ce l'avrebbe fatta. Ebbene ho cambiato idea. Ce la fa. Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci". Quanto?
Io dico semplicemente: ma di che parlano? L'Alitalia è a un passo dal fallimento e non la vogliono vendere a uno che la vuole comprare mettendoci tanti soldi per investire. La crescita economica non esiste e promettono di aumentare le pensioni. La mozzarella inguaiata toglie all'Italia l'ultimo campione nazionale rimasto (assieme all'Eni), cioè la pizza, e l'unica cosa che sanno fare è mangiarla davanti a un fotografo e dire che in fondo non c'è da preoccuparsi perché il problema riguarda solo il mercato italiano. Se Milano perde l'Expo, diventa una Varese un po' più lontana da Malpensa. Su Malpensa peraltro si sa solo invocare un aiuto, quando ci sono aziende teutoniche e no pronte a rilanciare. Sulla stampa internazionale – lo so, è provinciale, ma ogni tanto si può citare anche che cosa dicono di noi oltre Chiasso – siamo ricordati per: la monnezza, la mozzarella, la conversione di un commentatore, qualche squadra di calcio e la malattia inguaribile della nostra politica.
Sono assolutamente convinto che la situazione attuale abbia anche due punti di forza e di speranza: il Pd e il Pdl. Insomma, finalmente il sistema politico prova a chiudere una lunga transizione iniziata con una pseudo-rivoluzione giudiziara e culminata, per fortuna ma anche no, con Berlusconi candidato premier per l'ennessima volta. Dunque, ci sono lati positivi. Grazie a Veltroni e a Berlusconi. Ma non è che la buona notizia del sistema politico che si semplifica possa cancellare del tutto, come pare in questa campagna elettorale, il fatto che la realtà intanto si complica. Mi faccio prenedere dal sano giavazzismo e dico: ma di che parlano? Perché nelle campagne elettorali degli altri paesi europei si parla di idee, di cose da fare o da non fare, e nella nostra di duelli tv? Aridatece il contratto con gli italiani. Anzi, datecene due.
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